Dio dei cristiani, Dio dei musulmani

Che cosa ci unisce, che cosa ci divide?

François Jourdan

Collana I Pellicani

  • Pubblicazione: 28 gennaio 2010
  • Pagine: 286
  • Formato: 14x21
  • ISBN: 9788871808505
  • Prefazione: Rémi Brague
VERSIONE CARTACEA
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Il libro

Percepito come un elemento destabilizzante della modernità, l’islam disorienta, inquieta, spaventa. Ma la conoscenza che ne abbiamo è spesso approssimativa e superficiale e non tiene realmente conto dei principi fondamentali di questa fede. Del resto, questo problema riguarda oggi tutte le religioni, i cui aspetti dottrinali, semplificati fino alla caricatura quando non apertamente disprezzati, sono in larga misura ignorati. Eppure è la dottrina a definire l’identità e la visione del mondo di ogni singolo credente. Per ovviare a tale carenza, che ci impedisce di compiere dei reali progressi, François Jourdan analizza in questo libro i postulati essenziali del cristianesimo e dell’islam, entrambi colti nella loro specificità e integralità. L’intenzione dell’autore è quella di mettere in luce, oltre alle apparenti analogie, soprattutto le grandi differenze tra le due fedi: la diversa concezione di Dio, della rivelazione, del profetismo, delle Scritture, il rapporto tra Dio e l’uomo (che nell’islam è concepito solo in termini di sottomissione umana all’iniziativa divina, mentre nel cristianesimo prende la forma di un’Alleanza salvifica), la sostanziale estraneità del Gesù cristiano rispetto a quello musulmano (‘Isa), e la condanna (da parte islamica, ma anche ebraica) di san Paolo come inventore del cristianesimo, responsabile della trasformazione del Gesù umano e storico in Figlio di Dio. Jourdan, grazie a un linguaggio semplice e diretto e a una profonda conoscenza degli argomenti trattati, vede proprio in queste differenze le solide fondamenta su cui edificare una comprensione reciproca e, di conseguenza, un efficace dialogo interreligioso: per capire l’altro, infatti, è necessario in primo luogo riconoscerne la diversità. Solo nella chiarezza, egli afferma, potranno maturare i presupposti per uno scambio proficuo, in grado, se non di eliminare le distanze, almeno di favorire il rispetto reciproco, unica efficace barriera al fanatismo e all’intolleranza.

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